Olio di palma sostenibile fa male è cancerogeno? Alimenti e cibi

Olio di palma sostenibile fa male alla salute? E' cancerogeno o è un attacco contro la deforestazione? Quali sono gli alimenti e i cibi che lo contengono?

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L'Olio di palma fa male alla salute ed è cancerogeno? Perché e in quali alimenti si trova? A queste e a tante altre domande, cercheremo di rispondere in modo pratico e semplice ma soprattuto scientifico, riprendendo i dati ufficiali dell'ultima ricerca condotta sull'argomento dall'Università di Bari, Padova e Pisa, confrontando i dati e le quantità di acidi grassi saturi contenuti nell'olio di palma, cocco, burro e olio extravergine di oliva.

 

Cos'è l'olio di palma? Proprietà e acidi grassi saturi:

L'olio di palma è un olio vegetale estratto dalla polpa dei frutti della palma, che viene utilizzato cospicuamente nell'industria alimentare per la preparazione di prodotti da forno dai dolci al salato, sui quali dal dicembre 2014, è diventato obbligatorio indicare in etichetta il tipo di olio vegetale usato, specificando pertanto se si tratta di olio di palma, olio di cocco, semi o di oliva ecc. In questo modo, il consumatore ha modo di poter scegliere con maggiore facilità quale prodotto consumare, sulla base anche del tipo di olio aggiunto alla preparazione.

Ma quali sono le proprietà dell'olio di palma? Innanzitutto va detto che la quantità di acidi grassi saturi contenuti in questo olio è pari a 49 grammi per 100 grammi. Ed è proprio per questo dato, oltre a quello del grande impatto ambientale che la produzione massiccia di questo alimento sta causando in paesi come l'Indonesia e la Malesia, diventati negli ultimi anni i massimi produttori con l’87% della fornitura mondiale a scapito delle foreste, che l'olio di palma è stato messo sotto accusa. 

Ma dire che solo l'olio di palma faccia male, è pero sbagliato, infatti molti studi, hanno dimostrato come una dieta ricca di acidi grassi saturi, sia sotto forma di olio di palma ma anche di burro, formaggi molto grassi, può causare conseguenze molto pericolose a carico del sistema cardiovascolare ma anche a livello del pancreas e del diabete di tipo 2, di cui parleremo in modo approfondito più avanti.

Per cui se facciamo un rapido confronto tra i tipi di olio e grassi, solitamente utilizzati sia nelle preparazione di prodotti alimentari a livello industriale che in casa, possano vedere che non è solo l'olio di palma a contenere una grande quantità di acidi grassi saturi, anzi...

Tipo di grassiacidi grassi saturi per 100 grAcidi grassi polinsaturi per 100 gr.Acidi grassi monoinsaturi per 100 gr.ColesteroloCalorie per 100 gr.
Olio di palma49 grammi9 grammi37 grammi0884
Olio di Cocco86 grammi1,8 grammi6 gr.0862
Olio di Oliva14 gr.11 gr. 73 gr.0884
Burro51 grammi3 gr21 gr215 mg717
Strutto32 gr11 gr41 gr97 mg898

 

Dalla tabella si può tranquillamente vedere che l'olio con la maggiore concentrazione di acidi grassi saturi è in realtà l'olio di cocco con ben 86 grammi per 100 grammi, a seguire il burro con 51 grammi e l'olio di palma con 49 grammi, lo strutto con 35 e l'olio di oliva con 14 grammi ogni 100 grammi.

Per cui se il problema sono gli acidi grassi saturi, l'olio di cocco batte senza ombra di dubbio l'olio di palma. Semmai il vero problema è che nella preparazione dei prodotti da forno ma anche di cioccolata spalmabile e di gelati industriali, non si utilizza un solo tipo di olio, ma un mix di altri grassi e oli che determinano, una variazione in aumento della quantità di acidi grassi, che produce effetti sulla salute.

Per quanto riguarda le altre sostanze contenute nell'olio di palma, dobbiamo dire che quest'olio allo stato grezzo risulta di colore rosso-arancio proprio perché in questa fase, è molto ricco di carotenoidi, precursori della vitamina A, vitamina E e altre sostanze antiossidanti che purtroppo vengono distrutte, durante il processo raffinazione, parliamo quindi di olio di palma bifrazionato, e la sua accesa colorazione diventa sempre più chiara. Inoltre, non è rara la presenza di residui di sostanze tossiche, in quanto nelle aree dove viene coltivata la palma, sono ancora usati pesticidi, banditi da anni in Europa.

 

Olio di palma in quali alimenti si trova e perché si usa così tanto?

In quali alimenti si trova l'olio di palma? Nell'80% dei prodotti da forno, dai biscotti ai crackers e dalle creme splamabili ai gelati industriali, è presente l'olio di palma, unito anche ad altri grassi vegetali dal burro all'olio di cocco, girasole o di semi. Pertanto, prima di acquistare un prodotto leggiamo sempre con molta attenzione gli ingredienti riportati sull'etichetta della confezione e verifichiamo sempre cosa contiene e in quali quantità, stando attenti a non superare i limiti massimi di acidi grassi saturi da assumere nell'arco della giornata che sono di 20 grammi al giorno per una dieta da 2000 calorie. Per questo motivo, preferire il consumo di alimenti che contengano più acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi come l'olio extravergine d'oliva, l'olio di semi di lino, le mandorle, le noci, il pesce ecc.

Perché l'olio di palma è così tanto usato dall'industria alimentare? Per due motivi:

1) perché resiste alle alte temperature e rende morbidi gli impasti nei prodotti da forno;

2) perché è molto più economico dell'olio extravergine di oliva o del burro.

 

L'olio di palma sostenibile fa male? A cosa? Perché? E' cancerogeno?

L'olio di palma sostenibile fa male alla salute? Si, ad affermarlo anche l'ultimo studio italiano condotto dall'Università di Bari, Padova e Pisa in collaborazione con la Società Italiana di Diabetologia, SID.

Perché fa male? Perché l'olio di palma, come anche altri grassi nocivi, è in grado di distruggere le cellule del pancreas che producono insulina, un danno irreparabile che coinvolge quindi il sistema cardiovascolare, il diabete mellito e il pancreas. 

Secondo Francesco Giorgino professore dell'Università di Bari e coordinatore dello studio italiano pubblicato sulla rivista "diabetologia" e ripreso da Adnkronos, Huffinghthon 

Post, Panorama ecc, l'olio di palma può aumentare la possibilità dell'insorgere del diabete mellito, in quanto agendo direttamente sulle cellule beta pancreatiche, le distruggerebbe causando un'anomalia nella produzione di insulina da parte del pancreas. Tale squilibrio, sarebbe quindi causato da una proteina killer chiamata p66Shc contenuta nell'olio, ma anche in alcuni formaggi e nel burro anche se in minore quantità. 

Lo studio del SID ha quindi evidenziato che gli effetti del palmitato, un acido grasso saturo contenuto nell'olio di palma, sono strettamente legati alla proteina killer, per cui maggiore è la quantità di palmitato ingerito e maggiore è la produzione della proteina p66Shc, più cellule pancreatiche muoiono e maggiore è la possibilità di soffrire di diabete di tipo 2.

L'olio di palma è cancerogeno? Sulla probabile cancerogenicità dell'olio di palma, non c'è al momento alcuno studio nella letteratura scientifica che dimostri una correlazione diretta tra olio di palma e l'insorgere di tumori.

 

Effetti collaterali sull'ambiente: coltivazioni di palme al posto delle foreste

Gli effetti collaterali delle coltivazione delle palme da olio, sono stati più volte denunciati da associazioni ambientaliste e dal WWF, intervenuti contro i paesi del Sud-Est asiatico come l'Indonesia e la Malesia, ad oggi i massimi produttori di olio di palma.

Ciò che è emerso da queste denunce, è la progressiva ed inesorabile deforestazione che avviene in questo paesi, a seguito del massiccio abbattimento delle foreste tropicali per far spazio alle nuove piantagioni di palma, le cui conseguenze si misurano anche in termini di biodiversità, ovvero, distruzione dell'habitat e rischio di estinzione per numerose specie vegetali e animali come ad esempio l’orango, ripercussioni sull'aria con un aumento considerevole di gas serra nell’atmosfera e lo stravolgimento dell’assetto idrogeologico del territorio. Ed è forse proprio per questi effetti collaterali e devastanti sull'ambiente che l'olio di palma è stato messo accusa, calcando la mano, forse anche troppo, sulla pericolosità che l'assunzione di tale olio avrebbe sulla salute umana. Ciò che comunque appare evidente è che in questi paesi, la coltivazione delle palme da olio, è diventato ormai un business dai ricavi considerevoli, se si pensa che in Indonesia una piantagione di palme produce un guadagno di circa 2100 per ettaro contro i 200 euro di una di riso.

 

Olio di palma sostenibile: la risposta di Ferrero, Nestlè e Barilla

Cosa rispondono le più famose case di produzioni alimentari a chi le accusa di contribuire alla deforestazione e di minare la salute dei consumatori? Le risposte sono eloquentemente documentate e pubblicate su internet da cui riprendiamo alcuni stralci:

  • Ferrero e olio di palma, Nutella: accusata da varie associazioni di utilizzare in molti suoi prodotti dedicati ai più piccoli, parliamo della Nutella, grandi quantità di olio di palma e di contribuire per questo alla deforestazione, è stata "scagionata" da un articolo di Greenpeace International dedicato alla deforestazione legata al consumo dell’olio di palma. In questo articolo, la Ferrero è stata definita tra tutte le compagnie mondiali, quella che più si è impegnata a trovare soluzioni ecologiche in questo senso, anzi scrive Greenpeace, che l'azienda italiana è stata una delle prime società ad annunciare una policy interna per cessare l’utilizzo di olio di palma derivante da deforestazione. Aggiungendo inoltre che non è solo la Nutella a contenere olio di palma ma anche un'infinita lista di alimenti e non, dai dentifrici ai saponi, dal biodiesel alle patatine fritte. Un ulteriore sostegno, è poi arrivato a sorpresa anche dal WWF, e in particolare dalla dottoressa Eva Alessi, responsabile sostenibilità, che ha promosso la Ferrero per l'utilizzo a partire dal 1° gennaio di solo olio di palma certificato al 100%, RSPO.
  • Nestlè e olio di palma: accusata di favorire la deforestazione, l'azienda risponde con un comunicato in cui afferma che l'olio di palma utilizzato dal 2013 è certificato al 100%, dopo aver interrotto i rapporti di fornitura di olio con Sinar Mas, l’azienda accusata tempo fa di distruggere la foresta pluviale indonesiana per coltivare palme da olio.
  • Barilla e olio di Palma: il gruppo, risponde alle accuse affermando che l'azienda ha tempo scelto di utilizzare fornitori di olio di palma che rispettino le disposizioni RSPO ed entro il 2015 tutto l'olio di palma utilizzato da Barilla darà sostenibile al 100%.
  • Heinz proprietaria del marchio Plasmon olio di palma: ha dichiarato di usare solo olio di palma certificato RSPO, precisando anche che, nei nuovi prodotti utilizzerà questo grasso solo qualora non vi sia una tecnica alternativa disponibile.

  • Supermercati Coop: hanno scelto di non utilizzare l'olio di palma in 25 prodotti per bambini e neonati e alimenti biologici Vivi Verde.
  • IKEA: si è impegnata ad eliminare l’olio di palma dai prodotti alimentari a partire dal dicembre 2015. 
  • Supermercati Ld market e Md discount: si sono impegnati ad eliminare questo tipo di grasso in molti dei lori prodotti da forno.
  • Supermercati Esselunga: ha scelto invece di rinunciare all’olio di palma perché “preoccupata della salute dei clienti“.

Come abbiamo visto, sono tante le aziende alimentari italiane e non, che si stanno adoperando per utilizzare nelle loro preparazioni meno olio di palma e un olio che sia certificato sostenibile al 100%. Ma come facciamo a capire se l'olio di palma è sostenibile e che non stiamo quindi contribuendo alla deforestazione?

Basta verificare il certificato della Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile (RSPO), ossia, verificare che l'azienda in questione utilizzi il marchio di qualità che attesta che l’olio di palma è stato prodotto senza troppi danni all’ambiente o che la stessa azienda ne assicuri la tracciabilità attraverso la catena di distribuzione.

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